Salone Del Libro 2025: Sergio Bergese - Il mio nome è Orazio Talpone
Il mio nome è Orazio Talpone di Sergio Bergese.
è un romanzo che dal titolo e dall’incipit potrebbe indurre a credere di avere di fronte un’opera autobiografica il che non è. Si tratta, invece, di una storia narrata in prima persona dal protagonista che nel suo dipanarsi assume contorni inaspettati.
Una parte che per lei è particolarmente significativa della sua carriera da scrittore?
Essendo un esordiente, uno dei momenti più significativi della mia carriera da scrittore è stato l’invio all’editore del “visto si stampi” per Il contrario di lei, il romanzo d’esordio. Solo qualche mese prima non avrei mai immaginato di trovarmi in quella situazione. Anche se scrivere per me resta soprattutto una passione, poterla condividere con altri — affrontando le emozioni e i rischi che ne derivano — è un modo gratificante di mettersi in gioco. Un’emozione diversa, ma altrettanto intensa, è stata quella di tenere tra le mani il libro stampato. Ci tengo però a sottolineare che, al di là di qualsiasi traguardo o riconoscimento — e credo sia un sentimento condiviso da molti autori, soprattutto da chi non è emerso o ha scelto percorsi meno visibili — ciò che davvero conta è la passione che ci spinge ogni giorno a sederci alla scrivania per inventare storie.
Cosa l’ha spinta a scrivere questo romanzo?
Il secondo romanzo Il mio nome è Orazio Talpone è nato dal desiderio di inventare una storia surreale, perché sento che il genere mi stimola parecchio, scaturita dall’aver osservato un grumo di bitume sull’asfalto sotto casa. E poi dalla volontà di provare a mettermi in gioco con un percorso diverso, infatti si tratta di un’opera scritta in prima persona. E, in ultimo, dal provare a delineare il protagonista in modo più marcato rispetto al romanzo precedente dove, in realtà, un vero protagonista non si trova.
Cosa si aspetta dalla partecipazione al Salone del libro 2025?
Il Salone del Libro rappresenta un appuntamento importante per chi opera nel mondo dell’editoria. Anche se la mia partecipazione sarà in veste di spettatore, mi auguro di poter assistere a incontri stimolanti, scoprire nuovi autori e magari avere occasione di confrontarmi con altri scrittori. È un’occasione preziosa per sentirsi parte di una comunità e per continuare a nutrire la passione che mi ha spinto a scrivere.
Una canzone per lei importante per chiudere questa intervista per ERRE18?
Da The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd: Time.
