
ETTORE VAI
Ettore. Non a caso, come l’eroe di Troia, ma Ettore non sta difendendo mura, sta mappando le crepe del mondo. È un viaggiatore reale e digitale, un marinaio con le tasche piene di sabbia e la cronologia piena di link sognanti. Ti dico: questo tipo vive dove l’ombra fa l’amore con la luce, dove gli specchi d’acqua luminosi riflettono non il cielo, ma la memoria delle cose mai viste.
È un campione di esistenza liquida, si confonde in mezzo al brusio del feed come una nota blu in una sinfonia funk. Esiste e resiste, un mestiere difficile nel secolo delle certezze prefabbricate. Ma attenzione! Non è un monaco tibetano. Ha trovato l’amore, e sì, teoricamente questo dovrebbe bastare per quel famoso “quieto vivere”, la greatest lie della storia.
Invece, il quieto si rompe, perché dentro ci sono gli uragani emozionali che non seguono le previsioni meteo, ma la luna storta. E allora? Ettore si butta in cerca di rabbocchi d’anima non nella farmacia, ma nelle poesie e nei racconti. È un affamato di senso, un bucaniere che scambia l’oro con le metafore. È lieto di essere così, un pasticcio magnifico, e ancora più lieto di incontrare un altro naufrago in questa bizzarra crociera dell’anima.
Ettore: Lo Specchio Sull’Orizzonte Digitale. Lo sguardo di Ettore è fisso, un mezzo sorriso che sa di sigaro e promessa non mantenuta, la giacca fradicia di pioggia che non cade più.
Si aggiusta il cappello, il mare è calmo ma il pericolo è ovunque.